AFP146
GF140
1936-1937
1936-1937 (GF)
Olio su tavola
154 x 154 cm
Firmato in basso a sinistra "Pirandello"
Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma
Fausto Pirandello inizia a dipingere Siccità nell’estate del 1936 durante un soggiorno estivo ad Anticoli Corrado in compagnia della sua famiglia e del padre Luigi con cui i rapporti si erano molto rasserenati. Il padre si siede spesso al suo fianco guardandolo lavorare a quest’opera. Ma non tace e commenta quelli che, a suo avviso, sono i presunti errori estetici commessi dal figlio nell’uso del colore, in particolare del verde. “Ne nascevano lunghe discussioni e naturalmente non venni a capo di nulla”, ricorderà il figlio l’anno dopo. Il quadro dunque viene interrotto e Fausto lo riprende solo all’inizio del 1937, dopo la scomparsa di Luigi, che progressivamente attenua l’urgenza di misurarsi con lui. Nel 1939 Fausto partecipa per la seconda volta alla Quadriennale di Roma con una sala personale. Inevitabilmente il mutato clima politico e culturale seguito all’emanazione nel 1938 delle leggi razziali, che discriminano gli ebrei, si ripercuote anche sulla manifestazione romana. Tanto per cominciare agli artisti espositori viene inviata una scheda di accertamento sulla razza da restituire alla Quadriennale debitamente compilata. Di un diverso atteggiamento del regime, meno tollerante nei confronti degli artisti, è spia anche un episodio capitato allo stesso Pirandello il giorno dell’inaugurazione della mostra. Nella sua sala personale, tra i ventidue quadri esposti vi era il presente dipinto Siccità, un’opera che raffigura tre contadini, due uomini e una donna, in un campo di granoturco. I colori dominanti sono il verde della campagna, il giallo delle pannocchie ed il rosso delle camicie indossate dagli agricoltori. “L’ho intitolato Siccità – spiega Fausto al redattore Luigi Diemoz che lo intervista per il “Quadrivio” – La campagna a noi sembra bellissima. Ma per i contadini è tutt’altra cosa. Essi non fanno che lamentarsene. Per loro una macchiolina, un segno impercettibile su una foglia o sui rami, annunziano catastrofi irrimediabili… Vorrei raggiungere il senso popolaresco che hanno certe figurine del Purgatorio fra le fiamme”. Fausto, tuttavia, non si preoccupa ancora di nascondere la propria cultura pittorica, conferendo al personaggio di sinistra una posa da profeta col cartiglio ed una fisionomia quasi pierfrancescana, che accentuano, per contrasto, la “selvaggia psicologia”, come la definì Virgilio Guzzi, degli altri due personaggi. Così, in quel campo di granturco ardente, il linguaggio aulico e quello popolare si fondono per ricordare, quasi gridando, l’immutabile ripetersi della fatica e del caldo.
Indifferente verso la politica, Fausto è tutto preso a risolvere problemi di natura squisitamente pittorica eppure, involontariamente, Siccità suscita l’ira del duce. Mussolini, infatti, era solito salutare ogni artista dopo averne osservato le opere, ma giunto nella sala di Pirandello, e visto il quadro coi contadini in camicia rossa, gira i tacchi senza neppure guardare in faccia il pittore. Spiegargli che quelle tre vesti rosse erano necessarie per l’equilibrio cromatico dell’opera sarebbe stato più facile se in quella sala della Quadriennale, già in odore di guerra, non avesse sventolato anche la tenda rossa che dava il nome ad un’altra opera.
Il quadro dello scandalo, comunque, viene acquistato in mostra per ottomila lire dal Ministero dell’Educazione Nazionale e destinato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna con il numero di inventario 3699.
Rispetto all’altro quadro impegnativo della sala della Quadriennale di Roma in cui fu esposto (La tempesta), quest’opera viene giudicata nel complesso meno dirompente. La commissione del Ministero dell’Educazione Nazionale, che aveva continuato a comprare opere di Pirandello, ma attestandosi sempre sui paesaggi e sulle nature morte, giudicandole più libere e indicative del suo stile personale, sceglie questa “composizione quasi senza legge, senza architettura” in apparente continuità con i suoi precedenti orientamenti. Ma qualche dubbio è lecito nutrirlo, se si pensa che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna avrebbe acquistato, meno di un anno dopo, presso la Galleria di Roma, un quadro certo più compromettente come Pietro di Alberto Ziveri, che raffigura un ragazzo col fazzoletto rosso al collo, affannandosi a spiegare al Ministero quanto fosse preferibile ad un altro dello stesso artista che aveva per soggetto delle donne di malaffare. Nel caso di Ziveri, il risvolto politico è accertato, mentre in quello di Pirandello pare poco plausibile; eppure, secondo il codice cifrato che accomunava la censura ed il dissenso, il segnale era scattato, poichè il primo ad allarmarsi era stato proprio il Duce. La censura pensò bene di spegnere quel segnale dando il via libera all’acquisto di Siccità. Luigi Pirandello, se avesse potuto assistere a quello sdoppiarsi della verità, avrebbe sorriso.
(“Fausto Pirandello alle Quadriennali del 1935 e del 1939”, contributi di C. Gian Ferrari, M. V. Marini Clarelli e F. Matitti, p.20 e p.25)
1939 Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma
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