AFP143
GF137
[1937]
1937 ca. (GF)
Olio su tavola
66 x 48,5 cm
Firmato in basso a sinistra "Pirandello"
Collezione privata, Roma
Quest’opera rappresenta uno dei rari ritratti realizzati dall’Artista ad amici e colleghi del mondo dell’arte. Come negli autoritratti, in cui si rappresenta immerso nella malinconia della solitudine, anche nei ritratti delle persone a lui più care l’artista adotta una pennellata corposa, satura di materia pittorica, rivelatrice di un’esecuzione intensa e quasi sofferta. Virgilio Guzzi, pittore e critico d’arte, autore di numerosi scritti sull’opera di Pirandello, fu l’unico tra gli amici di lunga data a mantenere con lui un rapporto costante. I loro rapporti sono documentati fino al 1970, anno in cui si interruppero bruscamente a causa di un litigio. Menzionato circa un centinaio di volte nei diari dell’artista, Guzzi intrattenne con Pirandello un’amicizia lunga ma “tartassatissima”, suggellata dal presente ritratto, tra i più riusciti della sua intera produzione, in cui il critico è colto con sguardo vivido e penetrante. È lo stesso Guzzi, in un’intervista concessa al giornalista Franco Simongini nel 1977 in occasione della retrospettiva di Pirandello alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, a rievocare il contesto in cui l’opera fu eseguita:
“Sono stato una volta a trovarlo a casa sua: abitava a quel tempo in via Augusto Valenziani, vicino Porta Salaria. Abitava all’ultimo piano in questo caseggiato e aveva lo studio ancora al di sopra del suo appartamento. Gli piacque forse questo accordo di marrone, di bruni, con questa cravatta verde, e mi chiese di posargli. […] In questo ritratto ha inserito anche quella sua sottile vena satirica che si ritrova in tante altre opere, sotto-sotto magari. E mi ha ritratto con gli occhiali in mano, che dovrebbero essere, a suo giudizio, uno dei ferri del mio mestiere di critico; e nell’altra mano una matita rossa, che penso voglia indicare la mia attitudine a segnare gli errori dei miei colleghi artisti” (Artisti d’oggi: Fausto Pirandello, intervista di Franco Simongini del 12 febbraio 1977, Rai Teche).
Databile attorno al 1937, il quadro incarna appieno le caratteristiche peculiari della pittura di Pirandello nel periodo più fertile della sua carriera, nella resa dell’incarnato colpi di spatola e pennello grumosi e densi di materia. Il tono terroso dominante nell’opera ricorre anche nei nudi e nelle serie di bagnanti della seconda metà degli anni Trenta e dei primi anni Quaranta, opere in cui l’artista dimostrava di aver raggiunto una piena maturità espressiva. Il suo linguaggio pittorico appariva, già allora, del tutto originale: sebbene condividesse con i colleghi della Scuola romana l’approccio tonalista e i riferimenti culturali all’arte del passato e alle discipline esoteriche, Pirandello rappresentava a tutti gli effetti una voce fuori dal coro. L’energia vitale del ritratto, traboccante dalla superficie pittorica, animata e vibrante di materia, non sfuggì alla critica contemporanea: lo scrittore Guido Piovene ne lodò l’«acuta penetrazione psicologica» in una recensione della collettiva alla Galleria del Secolo di Roma nel 1945, occasione nella quale, per quanto oggi è dato sapere, il dipinto fu esposto per la prima volta.
Compila il form per prenotare una consulenza o per avere maggiori informazioni.
Richiedi ora l’esame del Comitato Scientifico dell’A.F.P. per autenticare un'opera.