La scala

Scheda Tecnica

Codice dell'opera:

AFP100

Codice Gian Ferrari:

GF96

Datazione:

[1934]

Titolo alternativo:

Donne sulla scala

Datazione alternativa:

1934 (GF)

Supporto:

Olio su tavola

Misure:

190 x 152 cm

Firma e Iscrizioni

Firmato e datato in basso a sinistra "Pirandello 34"

Ubicazione attuale:

Collezione privata, Viareggio

Note dell'Opera

In questa grande tavola l’Artista propone il via vai lungo la scala di un postribolo; fortemente scorciata la visione dell’insieme, con una prospettiva talmente forzata da diventare aggressiva e carica di tensioni; una fanciulla discinta sta scendendo i gradini di legno, accostata al muro, ma c’è un ricordo vivente (le gambe ed una mano) di chi è da poco salita, brandelli di memoria, o simboli di un andare e tornare frequente, di un continuo ripetere gesti sempre uguali. Una figura al centro, non giovane, non bella, è però il perno della composizione con la sua gonna scura che contrasta con tanto colore di carne e di camicine chiare; un piede di gesso, da accademia, è posizionato irrealisticamente al culmine della scala, con un significato non palese (N.d.R. che verrà spiegato fra poco); una terza figura di giovane donna sta provocatoriamente appoggiata al ballatoio con un piede sulla ringhiera, con un gesto fra la sfida ed il disperato orgoglio. Non vuole certamente esserci nulla di moralistico; Pirandello non cade mai in questa trappola, è sempre una lettura di verità quotidiane spesso non piacevoli, risolta con toni narrativi di notevole crudezza e senza mai nulla concedere. (C. Gian Ferrari, Fausto Pirandello, Leonardo-De Luca Editori, 1991, Roma, pp.47-48)

Sul significato del piede di gesso (già presente sottoforma di un’intera gamba di gesso nell’opera La pioggia d’oro) si riporta la testimonianza di Pierluigi Pirandello figlio primogenito dell’Artista:

“Un giorno chiesi a mio padre che significato avessero quel piede e quella gamba; lui con un sorriso mesto mi rispose: -Tuo nonno nella commedia Diana e la Tuda fa distruggere dallo scultore Giuncano alcune statue di gesso: e io ho raccolto parti di quelle statue e le ho collocate nei miei quadri che ritengo migliori come La scala e La pioggia d’oro- Non ebbi il coraggio di chiedergli cosa potesse averlo tanto ferito nell’atto di Giuncano. […] Quello che è certo è che nei quadri successivi al 1936, non riportò più nè gambe nè piedi di gesso nelle sue composizioni: chi poteva cogliere, e probabilmente aveva già colto, l’intenzione polemica sottesa alla presenza di quei misteriosi frammenti scultorei, ovvero mio nonno Luigi Pirandello, drammaturgo, premio Nobel 1934 per la letteratura, era scomparso il 10 dicembre di quell’anno.” (Arte, n.219, Giugno 1991, p.74)

Su questo punto del piede di gesso si riporta ancora il contributo della storica dell’arte Daniela Ferrari:

“Nel dipinto è sotteso il riferimento alla tragedia scritta da Luigi Pirandello Diana e la Tuda, incentrata sul rapporto tra scultura e realtà, tra arte e vita. Il giovane scultore Sirio Dossi vive l’ossessione di voler rappresentare nell’opera le forme perfetto ma effimere della sua modella destinate a subire l’azione del tempo. Solo l’arte può sopravvivere immutata e la giovane modella Tuda, sposata dallo scultore per legarla eternamente a sè, si presta a pose estenuanti per assecondare il sogno dell’artista di poter realizzare il suo capolavoro. Al contrario l’ormai anziano maestro di Sirio, Giuncano, distrugge tutte le sue sculture riconoscendo che la perfezione non risiede nell’arte ma nella vita, rappresentata proprio dalla giovane ed infelice Tuda di cui si innamora, ricambiato. Il dramma che intreccia vicende amorose, illusioni e disillusioni si conclude in tragedia e nella consapevolezza di quanto sia irraggiungibile il sogno della perfezione” (D. Ferrari, Catalogo della mostra Fausto Pirandello. Il dramma della pittura, p.38)

Come ulteriore curiosità su quest’opera si riporta ancora la testimonianza di Pierlugi Pirandello:

“Mio padre considerava La scala uno dei suoi quadri più riusciti. Praticamente da sempre lo ricordavo appeso nello studio, in buona evidenza, e sono certo che spesso lui lo riguardasse e forse se ne compiacesse anche, chissà: saranno stati alcuni dei suoi pochissimi momenti di autocondiscendenza. Ero certo che non se ne sarebbe mai privato. Diceva spesso con autoironia certamente dolorante: “Cosa continuo a dipingere, se nessuno comprerà mai i miei quadri?”. Invece un giorno del 1939, credo, mentre eravamo a pranzo, trillò il telefono; e mia madre, che era l’unica delegata a rispondere, andò all’apparecchio; quando tornò a tavola, disse a mio padre che a chiamare era stata la signora Cesarina Gualino, che aveva chiesto se e a quanto si vendesse La scala, quadro che suo marito Riccardo aveva veduto qualche giorno prima nello studio di mio padre. Con grande meraviglia di mio padre, mamma aggiunse di aver fatto lei stessa il prezzo: duemila lire (eravamo negli anni del ritornello: “Se potessi avere mille lire al mese”). Al che, mio padre dalla meraviglia passò ad un non troppo malcelato furore, accusandola di aver esagerato e di aver quindi pregiudicato un’ottima occasione per vendere finalmente una tela, per di più di grandi proporzioni. Ma a smentire quelle catastrofiche previsioni e a salvare mia madre da una lite che si sarebbe trascinata per parecchio tempo senza molte parole ma con accumulo progressivo di tensioni e scatti, venne una seconda telefonata: la signora Gualino, consultato il marito, accettava il prezzo richiesto.

Trascorso qualche giorno, arrivò l’invito dei Gualino ai miei genitori perchè constatassero se la collocazione data al quadro nella loro casa fosse di loro gradimento, che fu pieno. Si andò a tavola per una cena riguardosamente raffinata; e qui, come il giorno dopo mi raccontò costernatissima mia madre, accadde un increscioso incidente: non resistendo alla tentazione di fumare (e forse fumò quanto il suo solito e cioè tanto), mio padre aveva lasciato inavvertitamente cadere un mozzicone acceso sulla tovaglia ricamata dei Gualino. Dispiaciuto e pungolato dai rimproveri di mia madre, la quale per anni non si stancò di esortarlo a smettere quel maledetto vizio, mio padre il giorno dopo scrisse alla padrona di casa una lettera di scuse accompagnandola con un grosso fascio di fiori. Passarono alcuni giorni, e di nuovo ci fu un invito a cena dei Gualino, che, ricordo, meravigliò molto i miei genitori: ma ovviamente accettarono. Sulla tavola trovarono la medesima tovaglia, e furono loro assegnati gli stessi posti della prima volta. Ovvio che i loro occhi puntassero alla scoperta del danno provocato quell’infausta sera dalla sigaretta: ma non videro altro di nuovo se non una piccola tavolozza ricamata sulla destra delle posate di mio padre, nel punto esatto in cui la stoffa era stata bruciata.

-Brava la mia guardarobiera, vero? Ma non è stato tanto difficile per lei ricamare la tavolozza quanto trovare le matassine che riprendessero gli stessi ocra e le stesse terre di Siena de La scala-  spiegò la signora Gualino con un sorriso: -Così potrò ricordarmi sempre di aver avuto ospite un pittore dalle grandi qualità di artista ma dall’altrettanto grande vizio del fumo- ” (Arte, n.219, Giugno 1991, pp.74,138)

Provenienza

Collezione Riccardo e Cesarina Gualino, Roma

Collezione privata, Viareggio

 

Esposizioni

XIX Esposizione Biennale Internazionale d'Arte
Venezia, Palazzo dell'Esposizione, maggio - ottobre 1934
Grosse Kunstausstellung München 1957 und Ausstellung italienischer Kunst von 1910 bis zur Gegenwart
Mostra organizzata dalla Quadriennale di Roma, Monaco di Baviera, Haus der Kunst, 7 giugno - 15 settembre 1957
VIII Quadriennale Nazionale d'Arte
Roma, Palazzo delle Esposizioni, dicembre 1959 - aprile 1960
Fausto Pirandello
Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 21 dicembre 1976 - 27 febbraio 1977
Les Réalismes 1919-1939
Parigi, Centre Georges Pompidou, 17 dicembre 1980 - 20 aprile 1981 (poi Berlino 1981)
Realismus 1919-1939
Berlino, Kunsthalle, 16 maggio - 28 giugno 1981
Fausto Pirandello
Milano, Palazzo Reale, 23 giugno - 1 ottobre 1995
Cesarina Gualino e i suoi amici
Roma, Accademia Nazionale di San Luca, 4 giugno - 3 luglio 1997

Bibliografia

XIX Esposizione Biennale Internazionale d'Arte
Catalogo della mostra, Venezia 1934, p.119, n.19
Grosse Kunstausstellung München 1957 und Ausstellung italienischer Kunst von 1910 bis zur Gegenwart
Catalogo della mostra (con presentazione di F. Bellonzi), München 1957, n.168 (del catalogo esiste anche una edizione italiana "Arte italiana dal 1910 ad oggi")
VIII Quadriennale Nazionale d'Arte
Catalogo della mostra (con presentazione di F. Bellonzi dell'opera di F. Pirandello), Roma 1959, p.53, n.39
La Scuola Romana dal 1930 al 1945
G. Castelfranco, D. Durbé, catalogo della mostra "Sguardo alla giovane Scuola Romana dal 1930 al 1945" tenuta nel 1959 nell'ambito della VIII Quadriennale d'Arte di Roma, Roma 1960, tav. XXV, n.25
Storia dell'arte in Italia. 1785-1943
C. Maltese, Torino 1960, p.371
Arte moderna in Italia 1915-1935
Catalogo della mostra a cura di C. L. Ragghianti, R. Monti (con scheda critica di V. Guzzi), Firenze 1967, n.2047
Fausto Pirandello
Catalogo della mostra a cura di B. Mantura, Roma, 1976, n.25
Letteratura-Arte. Miti del '900
Catalogo della mostra a cura di Z. Birolli, Milano 1979, p.61, n.3
Les Réalismes 1919-1939
Catalogo della mostra a cura di P. Hulten, Parigi 1980, n.125
Realismus 1919-1939
Catalogo della mostra a cura di P. Hulten, Berlino 1981, p.103, n.125A
Fausto Pirandello. Con un'appendice di scritti inediti
G. Giuffrè, Roma 1984, tav.27
L'arte degli anni difficili. 1928-1944
D. Morosini, Roma 1985, pp.86-88, 90-96
Scuola Romana. Pittura e sculura a Roma dal 1919 al 1943
M. Fagiolo dell'Arco, Roma 1986, p.88
Fausto Pirandello
Catalogo della mostra di Macerata a cura di G. Giuffrè e G. Appella, 1990, p.21
Fausto Pirandello
C. Gian Ferrari, Roma 1991, Leonardo-De Luca Editori, p.26, fig.19 e cat. n. 75
Fausto Pirandello
Catalogo della mostra a cura di C. Gian Ferrari, Milano 1995, p.24 e p.89, n.13
Cesarina Gualino e i suoi amici
Catalogo della mostra a cura di M. Fagiolo dell'Arco e B. Marconi, Venezia 1997, p.95, n.51
Fausto Pirandello. Bagnanti 1928-1972
Catalogo della mostra, Milano 1998, p.23
Fausto Pirandello. La vita attuale e la favola eterna. Mostra del Centenario
Catalogo della mostra a cura di M. Fagiolo dell'Arco, C. Gian Ferrari, Milano 1999, p.20
Pirandello. Le nature morte
Catalogo della mostra a cura di F. D'Amico e M. Goldin, Brescia 2007, p.117
Fausto Pirandello. Catalogo Generale
Catalogo Generale a cura di C. Gian Ferrari, Mondadori Electa, Milano 2009, cat.96, p.107
Associazione Fausto Pirandello

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