Donne nella stanza

Scheda Tecnica

Codice dell'opera:

AFP113

Codice Gian Ferrari:

GF70

Datazione:

1936-1939

Datazione alternativa:

1932 (GF)

Supporto:

Olio su tavola

Misure:

224,5 x 150 cm

Ubicazione attuale:

Opera distrutta

Altre immagini

Note dell'Opera

In relazione alla presente opera si riporta l’ipotesi avanzata dallo storico dell’arte Manuel Carrera in occasione della mostra Fausto Pirandello. Il dramma della pittura avvenuta al MART di Rovereto nel 2023:

“Come già in Interno di mattina, il tema della figura in volo torna nel dipinto Donne nella stanza pubblicato da Guido Giuffrè nella monografia del 1984 con l’ipotesi di una datazione ai primi anni Trenta. Da sempre dato per disperso, per la sua bizzarra iconografia il quadro ha particolarmente incuriositi gli studiosi, i quali – pur senza tentare di decifrarne il significato, se non riconducendolo genericamente al fascino per le discipline esoteriche – vi hanno individuato una qualche connessione con la pittura surrealista e i modi del Realismo Magico. In questa sede si avanza per la prima volta l’ipotesi di un’ispirazione al romanzo del 1934 Mary Poppins di Pamela Lyndon Travers, edito in italiano da Bompiani nel 1936 con le illustrazioni di Mary Shepard. Il libro ebbe anche in Italia un successo travolgente, come dimostrano le diverse riedizioni che furono pubblicate negli anni a seguire. Non stupirebbe, dunque, che l’iconica immagine della bambinaia volante con il suo ombrello incantato possa aver sedotto anche il pittore romano, sempre profondamente affascinato dall’universo infantile. Nè va escluso che Pirandello possa aver compreso appieno i riferimenti magici disseminati nella narrazione dall’autice, fervente esoterista, la quale, come gli studi hanno ben evidenziato, intendeva Mary Poppins come una figura sciamanica, capace di spostarsi da una dimensione all’altra lasciandosi guidare dal vento. Il pittore, del resto, sembra citare un passo specifico del racconto. Nel dipinto, attorno alle due donne in volo, si nota infatti la presenza di alcuni oggetti fluttuanti: una vera e propria natura morta a mezz’aria, che fa pensare al celebre episodio del gas esilarante in cui si alza verso il soffitto, insieme ai protagonisti, anche il tavolino del tè.

A un’analisi stilistica, l’opera sembra potersi datare ad un periodo successivo alla prima pubblicazione italiana del libro. Va poi considerato che alla fine degli anni Trenta il figlio dell’Artista, Pierluigi Pirandello, affacciandosi all’adolescenza leggeva i suoi primi romanzi, spronato in tal senso dalla sua famiglia.

Un confronto con le Bagnanti esposte alla Biennale di Venezia del 1940, oltre a rafforzare l’ipotesi di un’esecuzione tra il 1936 ed il 1939, rivela una curiosa coincidenza: gli ombrelli presenti in entrambi i dipinti, uno chiuso ed uno aperto, appaioni identici. A ben guardare, ci si accorge di come essi siano perfettamente sovrapponibili. Ma c’è di più: osservando da vicino il quadro, è possibile notare ad occhio nudo la presenza di un altro dipinto sotto la superficie pittorica. Ogni grumo di colore riconduce proprio a Donne nella stanza. Si intravedono, tra gli altri dettagli, i contorni del volto della donna dall’ombrello chiuso e della gonna, gonfia d’aria, della ragazza alla sua destra. Pirandello ha quindi dipinto le Bagnanti proprio sulla tavola finora ritenuta dispersa, ruotandola di novanta gradi e salvandone solo alcuni particolari. Come in un palinsesto medievale, affiorano dalla stesura precedente gli ombrelli e l’avambraccio della figura a destra. La spallina della sua camicia, invece, viene inglobata dal telo di una bagnante. Un’indagine diagnostica, a conferma di quanto fin qui avanzato dallo scrivente, porrebbe fine a un mistero che dura ormai da quarant’anni.

Cosa abbia spinto l’Artista a coprire il quadro, non è dato sapere. La scelta di sostituirlo con un soggetto più tradizionale, tuttavia, fa pensare a un pentimento in vista della Biennale veneziana, dove un dipinto tanto insolito, per giunta ispirato a un romanzo dai toni esoterici, avrebbe potuto generare scetticismi ed incomprensioni.”

(M. Carrera, Catalogo della mostra Fausto Pirandello. Il dramma della pittura, pp.25-26)

Associazione Fausto Pirandello

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